Spremuti fino all’osso

Spremuti fino all’osso
Di La Segreteria Nazionale

Di male in peggio. Mentre si pensa a togliere il diritto di voto agli anziani, reputati rami secchi della società ed egoisti, che non pensano al futuro dei loro nipoti e del mondo perché sono solo ripiegati su se stessi e sui loro bisogni immediati, questi bisogni non vengono adeguatamente considerati neanche da questa nuova versione del Governo Conte.
Il Conte bis, infatti, dopo la parentesi giallo-verde con M5 Stelle e Lega, è diventato giallo-rosso con il PD, ma per i pensionati, non all’ordine del giorno nella bozza di Legge di Stabilità che dovrà essere approvata, c’è sempre poco o niente.
Già si è dovuto subire il parziale blocco degli aumenti delle pensioni, con il recupero partito a giugno scorso sulle somme percepite in eccesso. Aumenti Istat che comunque sono da anni una miseria, soprattutto per gli assegni più bassi e i pensionati più vecchi. A quelli cosiddetti “d’oro”, non cambia proprio niente se si limano un po’ gli emolumenti.
Ad oggi, come si sa, la rivalutazione delle pensioni è al 100% solo per i trattamenti fino a tre volte il minimo. Per gli assegni più alti, la percentuale di rivalutazione si riduce progressivamente: 97% fra tre e quattro volte il minimo (intorno ai 2mila euro); 77% fra quattro e cinque volte (2mila 500 euro); 52% fra cinque e sei volte (3mila euro); 47% fra sei e otto volte (4mila euro); 45% fra otto e nove volte (4mila 500 euro); 40% sopra nove volte il trattamento minimo.
Pensioni in perdita
Intanto arrivano i dati sulla perdita del potere d’acquisto delle pensioni, sempre più tartassate. Per gli assegni di 1.600, 1.700 e 1.900 euro netti, dal 2022 si perderanno 267, 283 e 299 euro all’anno. Sedici milioni di pensionati vedranno le loro Pensioni perdere di potere di acquisto già nel corrente triennio e fino al 2021, con perdite più marcate per ogni anno successivo.
L’analisi dell’andamento degli assegni è stato fatto dalla Fnp-Cisl che ha preso in esame le pensioni nette di 1.600, 1.700 e 1.900 euro: la mancata rivalutazione degli assegni all’inflazione alle pensioni superiori a tre volte il minimo eroderà fino a circa 500 euro i mensili di milioni di pensionati.
Poi ci sono i pensionati veri poveri, che soffrono in silenzio e quindi non si calcolano, uomini e donne che si arrabattano negli stenti, disponendo di pensioni vergognosamente basse. Abbandonati a se stessi, la politica se ne infischia se vanno al mercato per raccogliere a terra gli avanzi e gli scarti.

Perequazione? Miraggio e fumo negli occhi

Insomma la perequazione rimane un miraggio. E allora che si fa per calmare gli animi oppressi dalla frustrazione? Si getta fumo negli occhi.
Com’è la ventilata “mini-rivalutazione” degli assegni pensionistico lordi tra i 1.522 e 2.029 euro, prospettata dall’Esecutivo ai sindacati. L’ennesima presa in giro, perché il 97% dei pensionati interessati già beneficia di un’indicizzazione al 97% dell’inflazione. In pratica, l’aumento sarebbe di circa 50 centesimi al mese, pari a poco più di 6 euro all’anno per 2,5 milioni di pensionati. Stiamo allegri, si tratta pur sempre di mezzo caffè al mese!
Dopo anni di tagli alle pensioni quello che si propone, e non è neanche detto si realizzi, è veramente offensivo della dignità degli anziani, che nel momento della fragilità e del bisogno si vedono negare anche l’essenziale.
Con il cambiare del mondo e della società, è evidente che urga anche una riforma degli assetti pensionistici. Ma non a danno di chi a suo tempo la ruota della previdenza l’ha fatta girare a suon di contributi. Chi ha dato, deve riavere.

A cura del Segretario Nazionale
Gr. Uff. Benito Risca

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