La terza eta’

La terza eta’
Di Guglielmo Pellegrino-Lise

Con il ministro Lorenzin.

“Nel 2016 la vita media dei maschi italiani è stata di 80 anni e 6 mesi. Quella delle donne .85 ed 1 mese.. 13 milioni d’italiani con più di 65 anni. I novantenni 727.000 e 17.000 ultracentenari.” Dopo l’uscita delle statistiche diversi articoli e tutti i media all’attacco. “Sempre più anziani, ma lo Stato li dimentica. Siamo i più vecchi d’Europa, però i fondi per l’assistenza calano e le famiglie si indebitano per pagare badanti.” “Ci accusano di rubare lavoro e futuro ai giovani,.. ma non è così.. i vecchi sono diventati l’ultimo pilastro di popolo che regge la democrazia” (Gianpaolo Pansa). Sono polemiche sterili e forse demagogiche. La verità è che gli anziani che hanno già dato tanto alla società ed hanno funzionato anche da ammortizzatori sociali ora soffrono per la crisi molto più degli altri. Alla mercè di ladri e truffatori fuori e dentro le proprie case a combattere con tasse, utenze e bollette varie, con risparmi sempre più esigui risentono di più d’ogni altro delle pecche e dei problemi sentendosi inermi ed, avolte, inutili.
La sanità, l’assistenza, la sicurezza rendono precaria la loro quotidianetà.E tutto ciò è profodamente ingiusto perché gli anziani hanno un ruolo specifico e fondamentale anche nella nostra “moderna e…rapida” società. Di recente il re del Marocco ha lanciato un appello ai suoi sudditi dicendo di trattenere i nonni in casa perché rappresentano una guida ed un perno d’equilibrio per la famiglia che è il nucleo centrale della società.Ma il Marocco non è l’Italia, qualcuno obbietterà.E’ uno, però, dei Paesi africani in pieno sviluppo ed evoluzione ed al re non piace il prolificare delle case di riposo. La cosa importante è in ogni caso l’aver centrato il ruolo dell’anziano : quello di guida, di punto di riferimento e d’equilibrio.Fin dall’antichità (vedi Sinedrio ebraico), i vecchi erano i depositari della tradizione alla quale aggiungevano l’esperienza degli anni e la relativa saggezza. Tutto ciò che avviene, a livello storico è già avvenuto ed ha trovato giuste soluzioni.
Chi meglio dei protagonisti può consigliarci in merito?
L’anziano non è inutile né rallenta o nuoce ai giovani oppure alla società, anzi è vero il contrario sono utilissimi nel loro giusto ruolo e debbono aver maggior voce in capitolo soprattutto a livello politico e sociale. Abbiamo visto un contadino 85 enne che potava le sue piante e preparava gli innesti. Ma ora non c’è più e non ha lasciato eredi. Ma c’è internet dove puoi imparare tutto! Non non è così e non è vero. Dal vecchio artigiano al vecchio ingegnere vecchio è bello! Abbiamo visto il vecchio liutaio che costruiva il suo ultimo violino e l’intagliatore il cesellatore e lo scalpellino fino all’ingegnere che disegnava a matita l’architettonico e faceva i calcoli in cemento armato con il regolo. Ma abbiamo il computer! Ma non basta e non è la stessa cosa!Mancano gli eredi e gli allievi a tanti nostri vecchi che hanno ancora tanto da trasmettere anche in termini di valori e di ideali. Riconnettiamo i giovani con gli anziani, ridiamogli il giusto rispetto e la giusta considerazione, facciamo si che lo Stato non li faccia morire prima di paure e preoccupazioni d’ogni genere ed alla fine potremo dire di essere ancora orgogliosi di avere (pochi) capelli d’argento.

Guglielmo Pellegrino-Lise

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