La Consulta da il via libera ai sindacati per i militari

La Consulta da il via libera ai sindacati per i militari
Di Laura Turriziani

Con la Sentenza 120/2018 scaturita dall’udienza del 12 aprile scorso e depositata dopo due mesi, il 14 giugno, la Corte Costituzionale ha dato il via libera alla costituzione di sindacati per i militari, dettando insieme delle regole per cui alla fine questi possono essere solo “interni”.
Per arrivare a questa storica decisione, l’Alta Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 1475, comma 2, del Decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell’ordinamento militare). Questo perché l’articolo ed il comma in questione prevedono che “I militari non possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale o aderire ad altre associazioni sindacali”, mentre invece gli ermellini ritengono che debba prevedere che “I militari possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale alle condizioni e con i limiti fissati dalla legge; non possono aderire ad altre associazioni sindacali”.
Quindi, ricapitolando e semplificando, il risultato immediato della decisione è che bisogna ancora fare un passo avanti, perché occorre una norma ordinativa sulla questione, e che i militari non potranno aderire ad altre associazioni sindacali non costituite da militari stessi.

La genesi della decisione

La decisione della Corte Costituzionale è scaturita da una vicenda che era passata attraverso il Tar Lazio prima e il Consiglio di Stato dopo,
Questa la cronistoria: un Vicebrigadiere della Guardia di Finanza e l’AS.SO.DI.PRO. (Associazione Solidarietà Diritto e Progresso) avevano presentato un ricorso al Tar Lazio, contro la nota con cui il Comando Generale della Guardia di Finanza aveva rigettato l’istanza volta ad ottenere «l’autorizzazione a costituire un’associazione a carattere sindacale fra il personale dipendente del Ministero della difesa e/o del Ministero dell’economia e delle finanze o, in ogni caso, ad aderire ad altre associazioni sindacali già esistenti».
Il Comando Generale delle Fiamme Gialle aveva opposto rifiuto, motivato dal divieto sancito dal comma 2 dell’articolo 1475 del Dlgs 66/2010, secondo il quale «i militari non possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale o aderire ad altre associazioni sindacali».
Il Tar Lazio aveva rigettato l’istanza dei ricorrenti, ma a questo punto è intervenuto il Consiglio di Stato, che ha sollevato la questione di legittimità dinanzi alla Corte Costituzionale, per violazione dell’articolo 117 della Costituzione.

Diritto affermato
dalla Corte europea dei diritti dell’uomo

Per arrivare alla decisione della Consulta è stato però fondamentale il principio di diritto affermato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) con due sentenze del 2 ottobre 2014, secondo le quali la restrizione dell’esercizio del diritto di associazione sindacale dei militari non può spingersi sino alla negazione della titolarità stessa di tale diritto, pena la violazione degli artt. 11 e 14 della CEDU stessa, cioè della Convenzione del 1950, ratificata con legge 848/55.
In pratica la CEDU affermava che rispetto ai membri delle Forze Armate, della Polizia o dell’Amministrazione dello Stato, gli Stati possono al massimo introdurre delle “restrizioni legittime”, ma senza mettere in discussione il diritto alla libertà di associazione dei loro membri. E neanche possono imporre restrizioni che riguardano gli elementi essenziali della libertà di associazione, la cosiddetta “essence même du droit”, senza i quali verrebbe meno il contenuto di tale libertà, quale è il diritto di costituire un sindacato e di aderirvi.

I rilievi del Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato ha quindi rilevato che la norma in essere violava non solo l’articolo 117 della Costituzione, ma anche l’articolo 5 della Convenzione, e la Consulta ha dato sostanzialmente ragione al militare e all’Associazione.
Nella decisione ha però specificato che permane la “possibilità che siano adottate dalla legge restrizioni nei confronti di determinate categorie di pubblici dipendenti. Va dunque verificato se e in quale misura tale facoltà possa o debba essere esercitata, e ciò anche alla stregua dei princìpi costituzionali che presiedono all’ordinamento militare”.
Quindi norma illegittima ma non da eliminare, bensì solo da riscrivere, per consentire così la formazione di associazioni sindacali di carattere professionale tra i militari. Mantenendo comunque fermo il divieto di iscrizione ad altre sigle sindacali.

La soddisfazione del Sindacato

Per questo Sindacato si tratta di una decisione storica, noi che per primi già negli anni ’70 abbiamo dato vita ad una corrente di pensiero che andasse nella direzione della tutela dei diritti degli appartenenti alle Forze dell’Ordine e dei militari. E che in questo senso abbiamo combattuto a spada tratta, raggruppando sotto la nostra bandiera tutti coloro che hanno vestito, e vestono, una divisa al servizio dello Stato. Abbiamo aperto una strada, che è stata percorsa portando risultati.
Per i Corpi di polizia che sono transitati nell’ordinamento civile, sappiamo infatti come è poi andata, mentre per i colleghi con le “stellette”, Carabinieri, Finanzieri e Forze Armate, ci si è dovuti fermare lungamente ai Cocer.
Ora anche per loro si apre una nuova stagione di diritti e di tutele, e ne siamo decisamente soddisfatti.
Il Segretario Nazionale
Gr.Uff. Benito Risca

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. I campi richiesti sono marcati con *

Puoi usare tagsHTML e attributi: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.