Il generale ramponi sul terrorismo

Il generale ramponi sul terrorismo
Di Guglielmo Pellegrino-Lise

Si è spento oggi, dopo giorni di ricovero al Policlinico Militare «Celio» di Roma, all’età di 87 anni, l’ex generale Generale dell’Esercito, ex Comandante della Guardia di Finanza, direttore del SISMI e parlamentare della Repubblica Italiana Luigi Ramponi.

Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Danilo Errico, esprime personalmente e a nome dell’intera famiglia dell’Esercito Italiano, le più sentite condoglianze.

Luigi Ramponi era nato a Reggio nell’Emilia il 30 maggio 1930. Arruolatosi nell’Esercito nel 1949 come allievo ufficiale ha frequentato l’Accademia Militare di Modena e, successivamente, la Scuola d’Applicazione di Torino. Ha svolto diversi incarichi presso il Centro Addestramento Aviazione dell’Esercito, l’11° Battaglione Bersaglieri della Divisione «Folgore» e il disciolto 5° Corpo d’Armata dell’Esercito.

Nominato Generale di Brigata nel 1979 ha comandato la Brigata Bersaglieri «Garibaldi» e dal 1982 al 1985 la Regione Militare della Sardegna. Dal 5 dicembre del 1985 ha ricoperto la carica di Capo Ufficio del Segretario generale della Difesa e Direttore Nazionale degli Armamenti e nel 1988 è stato nominato Sottocapo di Stato Maggiore della Difesa.

Da gennaio 1989 ad agosto 1991 è stato Comandante Generale della Guardia di Finanza e da dicembre dello stesso anno sino a luglio 1992 direttore del SISMI. Nel 1994 ha avuto inizio la sua carriera politica, eletto con Alleanza nazionale al Senato della Repubblica (XII legislatura), ove ha ricoperto anche l’incarico di Vicepresidente della Commissione bicamerale antimafia. Nel 2001 è stato eletto sempre con An alla Camera dei Deputati (XIV legislatura) ed è stato presidente della IV Commissione Difesa. Al Senato della Repubblica è stato rieletto prima nel 2006 con An (XV legislatura) e nel 2008 con il Pdl (XVI legislatura), restando in carica sino al 2013.

È stato insignito di molte onorificenze, tra le quali: Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica
Italiana, Croce d’argento al merito dell’Esercito, Medaglia militare aeronautica per lunga navigazione aerea (20 anni),
Ufficiale della Legion of Merit (Stati Uniti d’America).

Il gen.Ramponi all’epoca quando era Comandante Generale della Guardia di Finanza

Ramponi in Parlamento dal ’94 al 2013
Con Domenico Fisichella, Publio Fiori, Pietro Armani e Gustavo Selva, quello di Ramponi fu uno dei volti e dei nomi più prestigiosi del progetto del partito nato a Fiuggi. Eletto per la prima volta nel 1994, agli albori della Seconda Repubblica, il generale è stato confermato per cinque legislature, dividendo il suo impegno tra il Senato della Repubblica e la Camera dei Deputati, dove, nel corso della legislatura 2001-2006 rivestì il ruolo di presidente della commissione Difesa. La lunga frequentazione del Parlamento, tuttavia, non riuscì mai a scalfire la tempra del soldato. Ramponi rimase sempre fedele allo spirito militare e, come tale, allergico e refrattario ai compromessi tipici dell’agire politico.

In An si considerava “militante della nazione”
Accanto al Ramponi soldato e al Ramponi parlamentare esiste anche il Ramponi scrittore. In un suo libro, significativamente intitolato Val la pena di vivere, pubblicato dall’Aracne editrice, il generale ripercorse gli avvenimenti più importanti della sua vita: l’adolescenza in Emilia, i nove anni trascorsi in Africa, il ritorno da profugo nellItalia distrutta dalla guerra, l’entrata dell’Accademia Militare e da lì tutte le tappe di una sfolgorante carriera costantemente improntata a rigore morale, umanità e abilità nel comando. Quanto alla sua vita in An, egli pensò ed agì sempre come “militante della nazione” e mai come esponente di parte. Con Ramponi scompare un grande italiano, una personalità adamantina che ha servito e onorato la patria in ogni momento della sua vita, militare e politica. Riposi in pace.

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano, appresa la triste notizia del decesso del Generale di Corpo d’Armata dell’Esercito Luigi Ramponi, nobile figura di dirigente militare e di Senatore della Repubblica, esprime alla famiglia dell’alto Ufficiale profondo cordoglio e sentimenti di affettuosa vicinanza a nome delle Forze Armate e di tutta la grande famiglia con le stellette e suo personale.

Uno degli articoli che ci aveva inviato

 

“ L ‘assetto e la tipologia delle nostre Forze Armate sono adeguate alle minacce attuali e, prevedibilmente, future?”

di Luigi Ramponi*

1. QUADRO ODIERNO DELLE MINACCE

L’evoluzione della situazione internazionale ha portato, negli ultimi decenni, a un sostanziale cambiamento del quadro delle minacce, con notevoli variazioni nel campo delle possibili occasioni di impiego delle Forze Armate, nel senso tradizionalmente inteso. Conseguentemente anche gli assetti, la tipologia, la preparazione e gli equipaggiamenti dello strumento di difesa sono mutati, anche grazie all’applicazione delle innovazioni realizzate in campo tecnologico. Tale evoluzione, tuttavia, oggi non pare essere stata capace di seguire, pur considerando una naturale isteresi del sistema, l’evolversi delle minacce. Sia in termini di presenza e intensità da parte di quelle tradizionali sia in termini di novità da parte di quelle apparse più recentemente, i cambiamenti, nel quadro complessivo delle minacce, sono stati di grande importanza. Appare quindi opportuno effettuare un accurato esame della esistenza e delle prospettive di ogni singola minaccia, al fine di individuarne pericolosità, possibilità di sviluppo nel tempo e modi e mezzi per assicurarne il contrasto in un quadro di efficienza operativa, da un lato, e di rapporto positivo di costo/efficacia, dall’altro.

2. MINACCIA CONVENZIONALE

La minaccia di aggressione condotta con sistemi convenzionali terrestri aerei e navali, sin dalla fine dell’esistenza dell’URSS e del PATTO di VARSAVIA, nei confronti nazionali e dell’Alleanza Atlantica, è andata progressivamente attenuandosi e si è modificata nella natura, così che oggi può essere considerata fortemente attenuata, al punto da non ritenersi pagante il mantenimento di un forte strumento difensivo di tipo convenzionale. Esistono tuttavia, molto attuali, alcune esigenze di impiego di tipo convenzionale dovute alla possibile necessità di intervenire in operazioni internazionali per il ristabilimento della pace in aree caratterizzate da conflitti di carattere razziale, religioso e territoriale. La stessa esigenza d’intervento si può manifestare nei confronti di organizzazioni o basi addestrative terroristiche situate in paesi i cui Governi sono tacitamente compiacenti, o, addirittura volutamente organizzatori. Per la verità, anche
a seguito delle gravose esperienze maturate nelle operazioni internazionali per il ristabilimento della pace condotte nell’ultimo decennio, in ambito occidentale si è manifestata la tendenza a impegnare le proprie forze in termini di supporto e di sostegno operativo a forze locali, più che ad interventi diretti di presenza sul terreno. Le ragioni, di carattere politico ed etico, sembrano oggi prendere piede e rendere sempre meno probabili interventi diretti e presenza in loco di proprie truppe; appare invece esaltata la necessità di disporre di sistemi di supporto operativo. L’esigenza di disporre di mezzi di contrasto e difesa di carattere convenzionale appare quindi ridotto rispetto al passato.
Se esaminiamo la presenza di armamenti di tipo convenzionale nell’ambito delle principali Forze Armate Europee, secondo quanto pubblicato dal MILITARY BALANCE 2015, si rileva una presenza elevata di mezzi e sistemi d’arma, francamente sovradimensionata rispetto alle esigenze di difesa contro possibili minacce e interventi di tipo convenzionale come sopra configurati. In particolare si rileva la presenza di più di:
– 120/130 Brigate, – 7000 carri armati – 40.000 veicoli da combattimento per fanteria – 20.000 tra artiglierie e mortai – 200 navi da combattimento – 2500 aerei da combattimento
Di fronte a tali cifre nascono spontanee le domande: quando, contro chi e per reagire a quali possibili minacce o attacchi dovremmo poter attendibilmente impiegare un tale arsenale? Anche se prendiamo in esame, sulla stessa fonte, l’entità delle forze Russe, in un’improbabile ipotesi di attacco, l’arsenale solo europeo appare di gran lunga superiore. Diventa poi enorme se si considera la nato nel suo complesso.

3. MINACCIA NUCLEARE

La minaccia di un attacco nucleare appare a sua volta, rispetto al periodo della confrontazione tra i due blocchi, molto attenuata. Più che una reale capacità di manifestarsi, che diventa sempre più remota, ciò che fa rimanere in vita tale minaccia è la presenza nel mondo di un numero spropositato di ordigni e di relativi
vettori, mantenuti in vita da una sorta di reciproca dissuasione, priva di senso. Dopo Hiroshima e Nagasaki il mondo intero, per bocca dei responsabili dei vari Governi, durante la cerimonia in occasione della ricorrenza annuale dei due bombardamenti, dichiara la ferma volontà di non fare mai più ricorso all’impiego dell’ordigno. Malgrado ciò, gli ordigni nel mondo sono ancora parecchie migliaia. Le conseguenze di un attacco nucleare, portato anche da un solo ordigno, sarebbero tali da renderne improponibile una sua attuazione, anche al più avventato dei Governanti. Per quanto riguarda direttamente l’Italia, sarebbe bene che, in un quadro di decisione Europeo concordata in sede Nato e in accordo con la Russia, fosse eliminata la presenza di ordigni tattici sul suolo europeo. Costituirebbe un passo concreto verso la denuclearizzazione ma, a tutt’oggi, la cosa appare non realizzabile. Ad ogni modo il discorso nucleare nel suo complesso si sviluppa al di sopra del livello nazionale e, come tale, può essere affrontato e in qualche modo risolto solo in ambito Internazionale.

4. MINACCIA CHIMICA/BIOLOGICA/RADIOLOGICA

Le tre minacce vanno di pari passo con quella nucleare, nel quadro generale dell’impiego di testate di distruzione di massa. Il loro impiego appare, a sua volta, assai remoto dal momento che convenzioni internazionali sulla proibizione di produzione, stoccaggio ed impiego di tali ordigni sono state sottoscritte ed approvate dalla stragrande maggioranza degli stati del mondo. Solo alcuni paesi, che comunque non costituiscono minaccia potenziale per l’Italia (quali Somalia, Egitto, Corea del nord, Angola) non hanno sottoscritto le corrispondenti convenzioni. Si deve, tuttavia, tener ben presente che, specie per quanto ha tratto con ordigni con aggressivi biologici e chimici, essi possono venire in possesso di organizzazioni terroristiche. Ne tratteremo nel paragrafo dedicato a tale tipo di minaccia.

5. MINACCIA TERRORISTICA

Costituisce la minaccia di gran lunga più pericolosa e immanente nei confronti della società nazionale ed ha forti possibilità di manifestarsi con attacchi in territorio nazionale. Il terrorismo è una forma di lotta i cui procedimenti sono, di norma, adottati dal più debole dei due contendenti, che di solito non dispone di una
importante organizzazione militare. E’ una forma di lotta antichissima che in tempi più recenti, è stata adottata nelle lotte per l’indipendenza dai domini coloniali o nelle lotte razziali o religiose. Non costituisce di per sé una vera e propria entità anche se, generalmente, si usa parlare di terrorismo e basta. Deve sempre essere qualificato da un aggettivo che ne indica l’origine e lo scopo. I procedimenti e gli obiettivi degli attacchi invece sono più o meno gli stessi, condotti con maggiore o minore ferocia. Le sue possibilità di colpire pressochè chiunque e dovunque, l’economicità della sua organizzazione, la pratica impossibilità da parte del colpito di effettuare ritorsioni con i mezzi tradizionali a disposizione, anche per la dispersione e il facile occultamento dell’origine della minaccia, la conseguente impossibilità di adottare una strategia della deterrenza, le ispirazioni etiche dei suoi combattenti, spesso disponibili al sacrificio della vita e quindi non frenati da nessuno spirito di conservazione, rendono tale minaccia difficilmente contrastabile da parte dei pur molto più potenti mezzi a disposizione dell’aggredito e, come si suole dire, rendono il conflitto asimmetrico. Le armi, i mezzi, i procedimenti di cui può avvalersi il terrorismo per portare i suoi attacchi sono i più svariati e vanno dal sequestro di persona all’attentato dinamitardo, all’aggressione armata, all’uso di aggressivi chimici, biologici o radiologici ad attacchi nelle spazio cibernetico, a tutti i tipi di attacco di dimensione limitata o molto grande che, purtroppo, specie nei più recenti decenni, si stanno verificando nel mondo. La minaccia terroristica oggi e nel prossimo prevedibile futuro, nei confronti del mondo occidentale, è costituita da quella di origine Jihadista e Alqaedista, con carattere religioso razziale e quindi di estrema pericolosità e ferocia.
Recentemente si è costituita un’entità politico/territoriale, in una ampia area di parte dell’Iraq e della Siria, che si è autonominata Stato Islamico di Siria ed Egitto (ISIS) e successivamente Stato Islamico (IS o Daish), con una vera e propria struttura governativa che garantisce il controllo di tale vasta area territoriale. L’IS segue la linea oltranzista di Al-Queda e considera la Jihad globale un dovere di ogni mussulmano. Avversa gli attuali stati mussulmani, rifacendosi all’Islam delle origini, per aver deviato da quello che chiama “Islam Puro”, per restaurare il quale ha costituito un suo califfato. Esso costituisce un’importante fonte di minaccia terroristica dichiarata, svolge una propaganda di proselitismo diffusissima nei mass media, conduce azioni di carattere terroristico di una ferocia estrema. Può diventare nel tempo l’origine di una strategia terroristica con attacchi a sciame nei territori dell’occidente. Nei suoi confronti l’azione di contrasto assume due
connotazioni; la prima: la condotta di una vere e propria guerra convenzionale sul territorio occupato dall’IS e contro i suoi tentativi di ampliamento, la seconda: lo sviluppo di una attività di contrasto agli attacchi terroristici condotti nei paesi considerati nemici dall’IS.
Nei confronti della minaccia terroristica, le capacità operative degli arsenali oggi esistenti in Italia, in Europa, nella Nato, sono assai poco efficaci. Da qui l’asimmetria del conflitto. Se si vuole contrastare efficacemente tale minaccia, si deve eliminare tale asimmetria. Si deve diventare capaci di disporre di strategie, dottrine, procedimenti d’impiego e strumenti bellici, idonei a contrastare tale minacce in maniera simmetrica anche se tale asimmetria è in parte diminuita con il materializzarsi sul territorio di una formazione terroristica numericamente consistente che ha assunto il carattere statuale (ISIS), quindi chiaramente individuabile nella sua entità e consistenza convenzionalmente contrastabile.
A tale scopo serve una nuova strategia basata su prevenzione, protezione e resilienza. Sono strumenti in molti casi simili a quelli come poi vedremo in seguito, concettualmente adatti alla difesa contro attacchi cibernetici, seppur assolutamente diversi in termini procedurali e tecnici.
Per sviluppare efficacemente una strategia della prevenzione, al di là delle iniziative di carattere politico/economico/diplomatico/religioso che debbono certamente essere perseguite a monte, ma che esulano dal presente contesto, sono indispensabili:
– una fortissima capacità d’intelligence; – un’elevata disponibilità di forze speciali; – una buona capacità di presenza, di sorveglianza e di proiezione di forze terrestri, aeree e navali per colpire le origini e le basi della minaccia terroristica; – una sicura capacità di intercettazione di attacchi vettoriali (pilotati, non pilotati, missilistici) e non convenzionali; – un efficiente sistema interno di protezione delle strutture critiche e di rilevamento interno delle minacce; – un elevato coefficiente di resilienza delle strutture critiche; – una forte capacità di intervento nel caso di attacco subito.
Per poter attuare una strategia basata sulla prevenzione è indispensabile poter conoscere in anticipo l’intenzione di minaccia avversaria, proprio per poter
prevenire l’attacco. L’arma della conoscenza è l’attività d’intelligence che deve essere svolta da una capillare presenza di informatori, inseriti nelle strutture dell’avversario (HUMINT) e con la piena utilizzazione delle capacità SIGINT dei servizi intelligence, attraverso l’approvazione di una specifica legge, come in atto in altri Paesi. Ciò per migliorare l’attuale situazione ,caratterizzata da risorse e da capacità della struttura di intelligence nazionale che oggi sono assolutamente inadeguate alle esigenze.
Gli interventi preventivi, condotti sulla base d’ informazioni acquisite, sono competenza delle forze speciali dotate di preparazione ed equipaggiamenti adeguati e tali da reggere bene il confronto con i terroristi. La presenza in Europa, come in Italia, di reparti di forze speciali è assolutamente inadeguato.
La capacità di proiezione di forze terrestri, navali ed aeree per colpire, nel caso di necessità, le sorgenti del terrorismo o le minacce portate fuori dal territorio Italiano ai cittadini o agli interessi nazionali appaiono sufficienti, specie nella considerazione della nostra appartenenza alla Nato.
Nei confronti di possibili minacce vettoriali condotte da Stati guidati da Governi estremisti, la capacità nazionale è scarsa e appare necessario potenziarla.
Il sistema interno di protezione e di resilienza delle strutture critiche e di intervento post attacco è, in ambito nazionale, di un livello tale da dichiararsi precario, fermo restando che è impossibile proteggere tutto e tutti da un attacco terroristico. Proprio per questo risulta ancora una volta esaltata l’attività di intelligence, svolta nell’ambito dei possibili centri di ispirazione o appoggio ad attentati terroristici , per una più efficace strategia di prevenzione e interventi preventivi.

6. LA MINACCIA CIBERNETICA

L’enorme sviluppo della tecnologia cibernetica e la sua applicazioni ai sistemi di controllo di tutti gli organi regolatori dell’attività della società in generale ha dato vita ad un nuovo spazio, nel quale possono essere sviluppate attività aggressive e fraudolente. In realtà quindi è improprio parlare di minaccia cibernetica. Si debbono invece prendere in considerazione le minacce contro la società, nelle sue varie organizzazioni politiche, economiche, finanziarie, di servizi generali, cioè in tutte le sue strutture critiche di importanza strategica per la vita e lo sviluppo della
società nazionale, che possono essere condotte in questo nuovo spazio. In esso possono operare, per fini propri, la criminalità organizzata, le organizzazioni terroristiche, le attività di spionaggio di know how o di bloccaggio di sistemi di governance da parte di contendenti rivali in campo economico, finanziario, industriale ecc., sino ad arrivare agli stessi Stati con attività di vera e propria cyberwar. Anche in questa nuova dimensione, gli attacchi sono caratterizzati dalla possibilità di colpire chiunque, dovunque e in qualsiasi momento; gli attaccanti vanno dal singolo haker a sistemi di origine statale, tutti di difficilissima identificazione. Si tratta in sostanza di una assolutamente nuova area operativa, nella quale possono essere condotti attacchi che, al di la degli effetti determinati dalla criminalità o dalla attività di spionaggio, possono addirittura portare alla paralisi, in parte o in toto, delle attività di funzionamento dei servizi essenziali per la vita della società a causa di attacchi portati da uno Stato nei confronti delle strutture critiche di uno Stato rivale. Questo nuovo tipo di ambiente, di minaccia e di procedimenti d’azione, più che determinare conflitti di carattere asimmetrico, determinano conflitti di carattere completamente nuovo e debbono essere affrontati con strategie, procedimenti e sistemi di difesa completamente nuovi sia in campo civile che in campo militare.
Anche in questo caso, data la difficoltà di predeterminazione della minaccia, della sua ubiquità senza limiti (sia per l’origine sia per gli obiettivi, per i tempi e soprattutto per la gravità del danno che può essere arrecato all’intera popolazione di uno stato con un attacco massiccio bloccante il funzionamento delle sue strutture critiche) è essenziale adottare una strategia della prevenzione. Tale tipo di strategia deve basare la sicurezza sulla conoscenza preventiva della possibile reale materializzazione di attacchi, nei cui confronti operare sia con misure preventive di difesa sia con attacchi preventivi, accompagnati da capacità di resilienza e interventi successivi all’ eventuale attacco subito.
Il successo di un tale tipo di strategia è basato e dipende in maniera determinante, come per tutte le strategie di difesa preventiva, sull’apporto assicurato da una efficiente attività di intelligence. A questa va accompagnata una elevata capacità tecnica di intervento preventivo sulle fonti originatrici della minaccia ed una blindatura delle infrastrutture strategiche insieme a un efficiente sistema di CERT, inseriti in un contesto nazionale ed europeo (per la parte militare anche nell’ambito delle strutture di difesa Nato).
Anche in questo settore la capacità nazionale sia di prevenzione sia di difesa appare oggi inadeguata.
7. SITUAZIONE INTERNAZIONALE
Per quanto ha tratto con i possibili riflessi nei confronti della sicurezza nazionale, europea e della Nato, l’attuale situazione internazionale è caratterizzata da:
– alcune aree di conflitto: Ucraina, Isis, Siria, Libia; – alcune aree di tensione più o meno latente e critica: Libano, Gaza/Cisgiordania, Egitto, Algeria, Tunisia, Afghanistan e Iraq.
Da tali situazioni di conflitto o di tensione possono derivare per l’Italia, e per le sue Forze Armate, essenzialmente minace di carattere terroristico (anche in campo cibernetico) e impieghi in operazioni internazionali di peace keeping, per interposizioni, controllo del rispetto di accordi, ecc.
Per il secondo tipo d’impiego, le forze nazionali disponibili risultano superiori rispetto alle prevedibili necessità e, per taluni sistemi, anche ridondanti. Nei confronti della minaccia terroristica (oggi la vera, unica e reale minaccia) sia nel campo dell’intelligence sia in quello delle capacità operative (forze speciali), per oggi e per il futuro le capacità appaiono scarse e assolutamente insufficienti . In sostanza, appare sin da ora necessario impostare un programma di completa revisione della struttura, coerente con le necessità di contrasto nei confronti delle reali minacce odierne e del prevedibile futuro, concentrando l’impiego delle risorse nella realizzazione di preparazione del personale, acquisizione di sistemi d’arma, strutture di intelligence ed operative, sistemi di protezione, calibrate sulle esigenze di contrasto e protezione nei confronti delle reali minacce. Tale revisione non può che avvenire progressivamente nel tempo. Ma va pensata e decisa oggi, dal momento che, nei fatti, cambiamenti di strategia e conseguenti cambiamenti strutturali richiedono tempi lunghi e obiettivamente incomprimibili.
Da tale progressiva ristrutturazione, potranno con certezza essere reperite, mantenendo costanti le attuali disponibilità di bilancio, le risorse necessarie per mettere a punto uno strumento adatto a fronteggiare le esigenze prevedibili del futuro.
Alle minacce sopraindicate, che possono svilupparsi negli spazi consueti, vanno aggiunte quelle che possono manifestarsi e in parte si stanno già manifestando nello spazio cibernetico, nei confronti delle quali va realizzato un sistema di difesa e, eventualmente, di attacco preventivo completamente nuovo, diverso nei procedimenti e nelle strutture ma costituente, per il futuro, elemento fondamentale per garantire la sicurezza e il progresso della vita sociale della nazione.

(3 puntata giugno)

8. ALTRE ESIGENZE D’IMPIEGO DI CAPACITA’ OPERATIVE DELLE FFAA

Oltre alla difesa dalle minacce e alla tutela degli interessi nazionali nel senso già indicato, riconducibili alla necessità di realizzare condizioni di pace e sicurezza, lo strumento militare deve svolgere compiti di concorso ad altre organizzazioni, fissati per legge, derivanti da esigenze connesse alla salvaguardia delle libere istituzioni, alle pubbliche calamità e a ulteriori istanze caratterizzate da particolare necessità e urgenza. Tali compiti, trovano giustificazione nel fatto che lo strumento militare è una struttura organizzata, addestrata e dotata di mezzi che si caratterizzano anche per una sempre più spinta versatilità di impiego militare/civile (dualità)e che pertanto risulta di pronto, efficace, utile ed economico impiego in un contesto più esteso di quello bellico, nel senso tradizionalmente inteso e strettamente legato al contrasto delle minacce. In molti paesi una parte di tali compiti di concorso vengono normalmente affidati a forze di riserva o ” territoriali ” (ad esempio la Guardia Nazionale negli USA ). Nel nostro ordinamento militare questo tipo di forze è assai ridotto e limitato a personale specializzato (la riserva selezionata ) non in grado di svolgere questo genere di interventi. Ne consegue che sino a quando non si potrà disporre di una vera e propria riserva tale incombenza dovrà essere soddisfatta con le unità operative esistenti. Questa esigenza è destinata a permanere , anzi probabilmente ad accrescersi in futuro. Basti pensare al concorso nel controllo dell’immigrazione e all’aumento statistico degli impegni nelle pubbliche calamità ,sul territorio nazionale e anche all’estero. L’ esigenza riguarda tutte le componenti e ha ,conseguentemente ,un impatto generalizzato ( benché secondario ) sull’assetto quantitativo e qualitativo dello strumento militare, di cui occorre tener conto.

9. FORZE ARMATE NAZIONALI OGGI

ESERCITO

Brigate: 11 + Supporti conbat e log.
Sistemi: CARRI Ariete 200; BLINDO:314; IFV:200 Dardo, 108 freccia; APC: 900; AAV 16, ARTIGLIERIE 915 , ELICOTTERI, 50 Mangusta, 21 AB412, 18 Chinook, 21 NH90, + 120 AB205,AB 206, AB109, AB.212. SAM: 48(su veicoli ), 92 Stingher, più 250 Leopard tecnici.

MARINA

SOTTOMARINI 6, PORTAEREI 1, DESTROYERS 4, FREGATE 11, CORVETTE 6, PATTUGLIATORI 10, CACCIAMINE 10, ANFIBIE 4, MEZZI DA SBARCO 30 +9 VARIE UNITA’ DI SUPPORTO.
Aviazione di marina: 18 Harrier, 54 Elicotteri.
San Marco: 2000 u.

AERONAUTICA

AEREI DA COMBATTIMENTO 245, di cui: 69 EFA, 70 Tornado, 72 AMX; ELICOTTERI: 58 Multiruolo. DIFESA AEREA: Spada; ; UAV 11
.
FORZE SPECIALI

Esercito: 1 rgt. Parac. Ass.(9°), 1 Rgt RAO (185°), Rgt, Alpini parac (4°).
Marina: GOI,GOS.
Aeronautica: 17° stormo incursori.

PARAMILITARI

Carabinieri 105000 u.; Guardia di Finanza 68000 u.; Guardia Costiera: 11000 u. Forestale 12000 u. Polizia 110000 u.

CYBER

Struttura di DIFESA NAZONALE e NATO in via di strutturazione secondo quanto previsto da DPCM dedicato.

10. PROPOSTE CONCLUSIVE
Si deve considerare che l’appartenenza ad una alleanza condiziona la tipologia della struttura propria, la quale deve comunque rispondere agli impegni assunti in sede internazionale. Abbiamo visto che oggi esiste una forte presenza di sistemi d’arma asimmetrici rispetto ai tipi di minaccia da fronteggiare, non solo in ambito nazionale, quindi, ma anche in ambito UE e NATO. Appare necessario porre il problema in tali sedi, facendosi leader di una trasformazione che, senza danno alcuno per la sicurezza delle alleanze, ponga la loro capacità operativa più idonea a fronteggiare le vere minacce e le vere esigenze d’impiego delle proprie forze armate.
Considerando che:
– da almeno vent’anni, la minaccia convenzionale è assai decaduta e altrettanto ha fatto quella nucleare; – l’impegno in operazioni internazionali ha assorbito al massimo da un 20% della forza convenzionale disponibile, integrato da un 40% in rimessa a punto e addestramento, con progressiva diminuzione della esigenza di impegno di forze; – l’orientamento attuale della Nato tende verso un impiego di supporto alle forze locali, anziché ad un impiego sul terreno di proprie forze; il che riduce l’esigenza di una entità di forze pari a quella tuttora disponibile, mentre aumenta l’esigenza di forze di supporto. – la minaccia, in fase progressivamente espansiva, è quella del terrorismo e di una ipotetica anche se remota minaccia vettoriale con testate di distruzione di massa; – lo sviluppo della cibernetica ha creato un nuovo spazio nel quale possono svilupparsi attacchi di origine terroristica, criminale, di spionaggio, sino a giungere a forme di vera e propria cyberwar;
appare logico e necessario avviare per tempo una conversione dello strumento di difesa verso una maggiore disponibilità di sistemi e capacità operative idonee a
eliminare l’asimmetria tra le nuove minacce e le potenzialità di contrasto, in maniera progressiva, mantenendo quanto necessario delle strutture tradizionali.
Tale conversione dovrebbe tendere alla realizzazione di:
– potenziamento della capacità di attività di intelligence, per il contrasto in ambito cibernetico e antiterrorismo, sostenuto dalla triplicazione delle risorse attualmente loro destinate; – triplicazione delle unità di forze speciali; – incremento delle capacità di difesa antimissile – disponibilità di velivoli non pilotatati da ricognizione e attacco, assai superiore a quella attuale, sia per operazioni d’attacco, sia per il controllo d’area terrestre e marittimo; – elevata disponibilità di naviglio per operazioni di controllo d’altura limitata e controllo delle coste, specie in funzione anti immigrazione irregolare; – maggiore disponibilità di reparti elicotteri per aderenti e tempestivi interventi di forze speciali; – una assai più elevata integrazione operativa tra le unità delle Forze Armate e quelle di Polizia in chiave antiterrorismo; – unificazione, sotto un unico comando, delle operazioni antiterrorismo; – aumento di capacità addestrative da impiegare a favore di Forze armate dei paesi in situazione critica, secondo i nuovi orientamenti di “no boots on terrain”. – realizzazione di una capacità di difesa contro attacchi cibernetici, in armonia con le disposizioni interne previste dal DPCM del 24 gennaio 2013:”direttiva recante indirizzi per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica nazionale”, e le disposizioni NATO; – acquisizione di una capacità proattiva e preventiva nei confronti delle sorgenti di attacco cibernetico.
Unitamente ad altre iniziative con specifico orientamento riferito al contrasto delle minacce reali.
Il costo di tali trasformazioni di una entità annuale pari ad un miliardo di euro (un quindicesimo delle attuali spese per la difesa e un trentesimo delle spese globali per la sicurezza) da attuarsi progressivamente, può agevolmente essere coperto dalla riduzione di spesa ottenuta eliminando o riducendo il numero di reparti, sistemi d’arma, mezzi e strutture nell’ambito della difesa convenzionale, non più idonei o necessari per contrastare l’attuale livello e tipologia delle minacce.

On. Gen. Luigi RAMPONI
* Presidente del Cestudis

 

 

 

 

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