I MEDICI: EROI O VIGLIACCHI?

I MEDICI: EROI O VIGLIACCHI?
Di La Segreteria Nazionale

Eroi o vigliacchi? Alcune linee -guida sono state assegnate ai medici di famiglia per il contrasto al Covid-19. Succintamente il protocollo è tachipirina per chi lamenta generici sintomi delle prime vie respiratorie, raccomandata unicamente per via telefonica. Le visite a studio sono limitate alle urgenze assolute. Tutto questo per evitare il contagio nei riguardi dei medici, i quali poi mettono i pazienti in quarantena (10 giorni per contatti con positivi) in isolamento fiduciario (10 giorni in quanto positivi + 3 giorni di negatività); poi segnalano il fatto all’ufficio sanitario pubblico di riferimento, ma il più delle volte senza mai vedere l’assistito infetto o potenzialmente tale.
Tutti si sentono abbandonati per motivi diversi.
E’ ovvio che il sistema termina a imbuto, con gli ospedali e gli ambulatori specialistici delle ASL oberati sempre più e con appuntamenti per le visite capaci di arrivare a tempi biblici. Le certificazioni di malattia sono avvolte da una nebulosa, mentre per il rientro al lavoro vengono sottoposti ai medici moduli e fac-simili creati dai datori di lavoro come fossero Vangelo, in pratica fatti per complicare la vita dei sanitari e incidere sulla loro dignità personale e professionale. Così sembrerebbe che il lavoro dei sanitari sia ridotto, invece la pressione degli assistiti fa paura, per lamentele, chiarificazioni, prenotazioni: il telefono squilla in continuazione (alcuni riferiscono di perdere al telefono fino a 5 ore) ed è impossibile concentrarsi. Il numero di ricette ed impegnative aumenta vertiginosamente e gli studi, anche i più piccoli, vanno attrezzati per la sterilizzazione ed i percorsi. Aggiungasi che più del 70% dei medici di medicina generale non ha una segretaria e circa il 95% non ha un infermiere. Insomma è tutto più complicato, e l’ultima cosa che viene richiesto al medico è di fare il medico.
I sanitari che esercitano la professione nei nosocomi non se la passano meglio: alcuni, con la chiusura dei reparti, vengono destinati a branche specialistiche diverse, con esperienza quasi nulla, mentre i cronici vengono trascurati. Nel Pronto Soccorso l’ingorgo normale diventa in tempi di Covid un vero manicomio, con gli anziani spinti dall’ansia dei parenti e litigi senza fine al momento del triage; medici ed infermieri aspettano il cambio turno come una liberazione, ma a volte non arriva e il doppio turno porta al collasso. Dunque il livello qualitativo degli ospedali si è generalmente abbassato e le iniezioni di personale sanitario è partito in ritardo, senza un valido piano nazionale, con numeri comunque insufficienti.
Occorre precisare che se la prima ondata di pandemia è stata affrontata con cuore e sopportazione, spirito civico e collaborativo, la seconda ondata è stata improntata a disorganizzazione, inefficienza, con provvedimenti stucchevoli se non contraddittori e controproducenti. E così a livello di salute pubblica tutto il circuito ansiogeno si autoalimenta.

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