Davvero in pericolo le liberta’ personali? Pensieri sparsi in margine alla lotta contro il Covid 19

Davvero in pericolo le liberta’ personali? Pensieri sparsi in margine alla lotta contro il Covid 19
Di La Segreteria Nazionale

Abbiamo sempre immaginato una guerra classica di eserciti muniti di armi sofisticate e di lutti infiniti. Solo la filmografia con la sua fantasia di ispirazione commerciale ha immaginato l’uomo impegnato in scenari diversi, sempre cruenti. Il nemico può essere invisibile, come in “Virus letale” con Dustin Hoffman, o fin troppo ingombrante come “King Kong” con vari remake, di sicuro c’è che variano solo le dimensioni del potenziale distruttore del pianeta Terra, troppo piccolo e insidioso oppure eccessivamente forte e gigantesco per essere eliminato con facilità. A volte il nemico ha prevalso e in un mondo desolato appaiono uomini sopravvissuti che si danno battaglia per la conquista dell’energia residua. Così, in uno scenario di sterminio ed anarchia, violenza e solitudine, si produce la coinvolgente saga di Mad Max con Mel Gibson.
Dunque l’oscuro tunnel che abbiamo visto realizzato in forma fantastica si sta avverando, ne siamo tutti attori in attesa della auspicata e positiva sintesi finale. Il grande virologo Giulio Tarro sostiene che il vaccino non coprirà la variante padana e quella originaria cinese, ma in compenso non ritiene possibile un prorogarsi della pandemia lungo il calore estivo, ed è d’accordo sull’immunità di gregge. Personalmente avrei posto in quarantena, subito e senza sconfinamenti, gli anziani con problemi circolatori/respiratori ed i pre-anziani con deficit immunitari, in modo militare, vale a dire in una stanza di casa con i soli contatti indispensabili con parenti e badanti.
Comunque finirà, prima o poi. La ricorderemo come una lunga disavventura, ma potrebbe contemporaneamente dimostrarsi anche – e sarebbe un paradosso – la panacea di tutti i mali. Intendo dire che nel nostro mondo globalizzato ed interdipendente, sarà possibile che i “potenti” si accorderanno compattamente e decisamente, con uno scatto di sensibile responsabilità, consci di un ruolo diverso? Questo ha recentemente il Pontefice, in maniera assai severa, ammonito.
In definitiva che scenari socio-economici lasceranno i postumi della pandemia? E cosa ancora può avvenire in Paesi con centinaia di milioni di persone (si pensi all’India e alla Nigeria) incredibilmente ammassate, molto carenti di cultura igienica e sprovviste di strutture sanitarie adeguate qualitativamente e quantitativamente?
C’é bisogno disperato di liquidità economica per rispondere ad enormi quesiti internazionali. Gli Stati più ricchi non avranno più il coraggio di guardare da un’altra parte, mentre il virus impazza e le loro spese militari continuano a decollare. Per non dire di sciacallaggi da parte delle grandi case farmaceutiche, di cui per ora si sussurra.
C’è bisogno di concreta solidarietà fra Nazioni, Comuni, individui: chi può dia. C’è bisogno di una sensibilità nuova verso i popoli più sfortunati, anche se spesso latori di ingenti sacche di corruzione.
Papa Francesco, in altre circostanze meno vicino alle aspettative dei cattolici tradizionali (più che tradizionalisti), si è espresso con chiare parole d’incoraggiamento affinchè sia posto termine al debito internazionale, una impietosa spada di Damocle per il terzo e quarto mondo, e perché da quelle parti si crei un minimo di condizioni accettabili di vita: aggiungo che ciò riguardi salute, alimentazione, alloggio, protezione delle famiglie, cultura, insegnamento dei mestieri e dell’agricoltura, accesso all’acqua potabile. Impegno ad uno stop rigidamente condiviso agli scudi spaziali, ad investimenti superflui, ad avide e subliminali campagne per il consumismo indiscriminato, ad arricchimenti esagerati per manager e protagonisti di eventi ludici. Perché ci sia più giustizia nel mondo questo ci aspettiamo: che da un passaggio epico e di rilevanza storica come l’attuale negatività ci si avvicini ad un mondo migliore e più equo.
Esiste poi un altro aspetto della crisi, oltre a quella economica che ci attanaglia e da cui possiamo escludere solo alcune fortunate categorie, come le ditte fornitrici di prodotti alimentari, farmaceutici, televisivi. Riguardo la socialità, nessuno, tranne qualche giornalista, ha levato la sua voce contro i famigerati “arresti domiciliari” cui siamo stati costretti. “Un male inevitabile”, si è detto da più parti, e gli Italiani si sono mostrati in massima parte prudenti, dove il “mors tua vita mea” è stato sostituito dal “contagio tuo contagio mio”.
Le ragioni di tale combinazione, per un popolo in genere insofferente o incredulo o anticonformista rispetto alle norme, si possono così riassumere. Un effetto preventivo delle sanzioni amministrative e penali nonchè del passaparola sempre più falsamente drammatico sulle conseguenze cliniche del virus anche nei pre-anziani, il controllo quasi involontario, certamente reciproco, delle misure sociali da parte dei cittadini, l’abbigliamento autoprotettivo che fa trend, quasi un “must” della moda.
Rimane un interrogativo: senza i decreti presidenziali, anche se spesso raffazzonati, con promesse non mantenute e contraddizioni, “interpretati” più che messi in atto dai governatori regionali, e comunque capaci di rappresentare gli indirizzi istituzionali, gli Italiani avrebbero conseguito la medesima disciplina di gruppo, così come avvenuto, ad esempio, in Germania? Mi spiego meglio. Rispetto il popolo tedesco ma non vorrei cambiarmi mai con uno di loro, dico solo che siamo diversi e che pertanto usiamo strategie differenti Noi, meridionali d’Europa, estremamente individualisti, almeno usiamo la testa per farci un’idea, non solo per ubbidire ciecamente.
“Historia magistra vitae”, diceva Cicerone. Prendo solo spunto da questo discorso per ribadire la necessità di una nuova Europa comunitaria, o altrimenti il suo scioglimento. Tutti i rappresentanti politici del Vecchio Continente diventino consapevoli di essere garanti di una rifondazione, non più basata su una moneta virtuale, ma su valori condivisi come il Cristianesimo.
Ritornando alle libertà personali, ritengo inutile lamentarsi di privazioni in tal senso quando la stragrande maggioranza degli italiani non ne ha ben compreso, e non per sua colpa, le complicate motivazioni di ordine biologico. Ricordo a chi non ha approfondito lo studio della storia d’Italia che nel 1919 le violenze, gli scioperi ed i soprusi dei sindacalisti e di altre frange ideologizzate del Nord ed in particolare in Toscana, portarono ad una inevitabile ascesa del fascismo, a prescindere se il capo fosse Benito Mussolini o Mario Bianchi o Giuseppe Rossi. Ad esso aderirono larghi strati della popolazione ed uomini d’ingegno, in breve il diffuso consenso si trasformò in trionfale acclamazione; ciò la dice lunga su quanto sia labile ed inavvertito il confine fra dittatura e democrazia. Non c’è il solco che si vorrebbe far credere ed i fatti odierni sulle misure da pandemia lo dimostrano clamorosamente.
Si tratta di un discorso che va fatto seriamente e diffuso fra i giovani. Sono loro che pagheranno le conseguenze di un microchip sottopelle. E poi non dite che George Orwell (imposizione del pensiero unico) non ve l’aveva detto.

Terenzio d’Alena
(Segreteria Nazionale)

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