SICUREZZA PENE CERTE CONTRO LA PAURA

SICUREZZA PENE CERTE CONTRO LA PAURA
Di Laura Turriziani

di Benito Risca

In campagna elettorale ne abbiamo sentite di tutti i colori. E’ naturale, i programmi si presentano agli elettori, ma non ci sembra concepibile che si promettano mari e monti solo per guadagnare consensi, quando sanno benissimo che non potranno realizzare tutte le loro promesse perché chiaramente in contrasto con le necessarie coperture finanziarie. I cittadini sono stufi di aria fritta e attendono al varco gli eletti con proposte concrete, eque ma in sostanza fattibili.
Tra le richieste più impellenti c’è il bisogno di sicurezza, quella che ti fa camminare per strada senza la paura di essere aggredito ad ogni angolo e ti fa stare in casa relativamente tranquillo e protetto. L’insicurezza, reale o percepita che sia, rende infatti problematica la vita quotidiana, e quello che ci rimandano stampa e TV, con omicidi, stupri, rapine, aggressioni violente e via discorrendo, sta avvelenando il clima sociale, portando a reazioni inappropriate quando non inconsulte.
Ma il problema esiste, è reale, e le Forze dell’Ordine fanno encomiabilmente il loro lavoro di prevenzione e repressione. La loro azione viene però spesso vanificata dalle leggi vigenti, troppo farraginose, clementi e permissive in favore di chi delinque. Bisognerebbe cambiare registro, come chiedono i cittadini, e dare alle nostre Forze dell’Ordine, tra le più preparate ed efficienti al mondo, più facoltà di agire e più mezzi, che spesso invece scarseggiano. Soprattutto, la gente vorrebbe vedere che i loro interventi non rimangono fini a se stessi, cosa che frustra gli stessi operatori di polizia, che si danno tanto da fare per ritrovarsi i delinquenti arrestati subito fuori. Dopo avere magari rischiato la vita, sono i primi bersagli delle lamentele della gente, come se non avessero fatto niente, come se fosse colpa loro! Perché se un delinquente viene finalmente assicurato alla giustizia, quasi sempre torna immediatamente in circolazione grazie a procedure, leggi e leggine che sembrano fatte apposta per favorire i criminali.
A sentire i nostri politici, è tutto un fiorire di dichiarazioni del tipo “diamo alle Forze dell’Ordine migliore trattamento economico”, oppure “colmiamo subito i vuoti di organico”, ed in verità il Governo di recente qualcosa ha fatto, con un certo incremento stipendiale inquadrato nel contratto del pubblico impiego.
Bene, ma questo non basta, perché comunque non risolve il problema che la gente lamenta, che è quello di reprimere “realmente” i reati che oggi, dati alla mano, commettono in gran parte gli immigrati, spesso recidivi e muniti di inutili “fogli di via” di cui fanno carta straccia. Dicendo questo, non ci dimentichiamo certo dei nostri delinquenti connazionali, che non sono certo da meno. Troppi reati e troppi a delinquere, perché sembra che ce li siamo quasi amorevolmente “coltivati”, permettendo loro la quasi certa impunità, data dalla leggerezza e soprattutto incertezza della pena. Che invece diventa certa e pesante, rovinandogli la vita, a chi, tranquillo cittadino, prova a difendere se stesso e la famiglia in casa propria, sparando con arma legittimamente detenuta ad un criminale che gli entra in casa per rubare e commettere violenze.
La gente vuole, e lo chiede con insistenza perché è esasperata (ci giungono lettere e testimonianze in materia), la certezza di potersi difendere in casa propria e anche fuori, e se detiene un’arma regolarmente denunciata, quest’arma deve poter essere in casi estremi adoperata. Nessuno vuole trasformarsi in pistolero, ma il caso estremo deve essere contemplato in maniera più elastica, senza ovviamente abusarne. Se un individuo mi entra in casa con la sicurezza che comunque, pur detenendo un’arma autorizzata non posso difendermi, e se lo faccio rischio anche di doverlo indennizzare (oltre alla galera per me aggredito), allora è chiaro che qualcosa non quadra, perché c’è contraddizione nella legge. E’ inutile autorizzare la detenzione di un’arma, se poi la devo custodire come un soprammobile.

L’intervento del Giudice Nordio

Il tema è stato affrontato in maniera netta e chiara dall’ex magistrato Carlo Nordio, noto per le sue inchieste su Mani Pulite e sul Mose di Venezia, da poco in pensione, che ne parla già da qualche anno. La sua analisi fonda su concetti difficilmente contestabili, e vogliamo qui riportare in sintesi quanto ha recentemente scritto in un editoriale sul “Messaggero”.
Nordio ha detto che la gente, quella che tra poco voterà, teme più l’insicurezza che la corruzione e fa due considerazioni. La prima riguarda “la differenza tra i reati cosiddetti di microcriminalità – furti, violazioni di domicilio, ecc. – che impauriscono i cittadini, e quelli dei cosiddetti colletti bianchi, che ne suscitano la rabbia e l`indignazione. L`equivoco nasce dalla confusione tra l’allarme sociale, provocato dai primi, e il danno sociale cagionato dai secondi”. La corruzione e l’evasione tributaria, per Nordio, “producono conseguenze note a tutti: l’aumento dei costi, l’alterazione della libera concorrenza, il depauperamento delle risorse collettive e, di riflesso, un aumento dell’imposizione fiscale. In questo senso provocano un “danno sociale” elevatissimo, certamente più alto dei reati contro il patrimonio”. Ma “questi ultimi, proprio perché incidono direttamente sulla pelle dei singoli, e ne distruggono l’esistenza, provocano un “allarme sociale” molto più grande dei primi”. La seconda considerazione che fa Nordio, “riguarda la legittima
difesa…Il sistema va cambiato, perché oggi chi si difenda in casa
propria contro l’aggressore deve poi difendersi anche in tribunale da
un’accusa spesso ingiustificata. Questo dipende da un codice penale
di origine fascista – firmato nel 1930 da Mussolini – che, malgrado alcuni ritocchi, continua a considerare la persona come un suddito, e non come un cittadino, dimenticando che se quest’ultimo viene aggredito, il primo inadempiente è proprio lo Stato che non ha saputo proteggerlo”… “Se i  cittadini hanno paura, è ozioso distinguere tra quella vera e quella reale…In questa prospettiva, è il nostro intero sistema penale a dover essere cambiato. Per esempio rendendo le pene non più gravi ma più certe, perché nulla scredita le istituzioni quanto il vano gridare a vuoto”. Così l’ex magistrato, che certamente conosce bene, da di dentro, ciò di cui parla. E noi torneremo ancora a commentare le sue sensate argomentazioni, che ha espresso in varie occasioni.
Unificare le Forze di polizia, una aberrazione

Vorremmo comunque dire la nostra su un’idea che circola pericolosamente nelle intenzioni di qualche formazione politica e che viene spesso rilanciata; quella di unificare le Forze di polizia. Va detto subito, a scanso di equivoci, che le nostre Forze di polizia sono ritenute a ragione tra le migliori al mondo, spesso elogiate e anche invidiate dai Paesi nostri alleati, e ci si domanda allora perché bisogna perdere tempo ed energie a cambiare qualcosa che funziona bene.
A quanto pare non è bastato vedere i danni provocati dalla cancellazione del glorioso e antico Corpo Forestale, forzatamente disperso, demansionato e accorpato tra le altre forze, con misura largamente preponderante ai Carabinieri. L’operazione non ha portato neanche i risparmi sperati, e ora carte alla mano si accorgono che è stato un errore. Tra le altre cose ha determinato un avvilimento del personale, che si è visto scippato della sua storia e delle sue peculiari prerogative, con grave danno dell’ambiente e della sicurezza dei cittadini, come le recenti tragedie del terremoto del Centro Italia e della slavina che ha colpito l’Hotel Rigopiano hanno dimostrato.
I contendenti in campo per le politiche del 4 marzo devono essere molto cauti nel proporre modifiche a quel poco che nel nostro Paese funziona, quando invece dovrebbero impegnarsi a migliorare sempre di più l’efficienza delle Forze dell’Ordine, dando più mezzi e logistica per garantire il servizio d’istituto in aiuto ai cittadini.

Poliziotto di quartiere mai da solo con queste leggi

Pensiamo ad esempio alla figura del poliziotto di quartiere, che è stata sperimentata in alcune zone delle nostre grandi città. Non è servito a molto, soprattutto perché spedire un agente da solo a pattugliare zone-limite in cui la delinquenza la fa da padrone è quasi mandarlo al macello. Ci vorrebbero almeno leggi molto più severe per chi aggredisce un operatore di polizia, come accade all’estero. Basterebbe chiedere ai Comandi delle varie Forze e Corpi di polizia, che dovrebbero essere sempre interpellati prima di “sparare” giudizi e proporre “cure” per riformarli. Non è certo un caso che ormai sulle Volanti e sulle auto di perlustrazione del territorio non ci sono più due soli agenti, ma quasi sempre tre, proprio per affrontare meglio i pericoli e i criminali, che sono purtroppo ben attrezzati.
Queste sono tematiche impellenti da mettere sul tappeto, chiunque vada a governare il Paese, perché rimane scoperto il problema dei problemi. Come porre un freno alla delinquenza dilagante, non solo la grande criminalità quali le mafie o le minacce terroristiche (entrambe serissime), ma anche quella cosiddetta “minore” (rapine, violenze, stupri, baby gang, scippi, furti, truffe ecc…), che minore non è per nulla, visto che incide pesantemente sulla vita e sulla serenità delle persone.
I cittadini vogliono essere tutelati, e non a chiacchiere con finte promesse e buonismi pelosi. Vogliono risultati veri. Vogliono che le Forze dell’Ordine possano agire secondo proporzionalità, coscienza e legge per accertare e reprimere gli atti delinquenziali. La stessa proporzionalità, coscienza e legge che vogliono sia garantita a se stessi, quando si trovassero nella difficile condizione di doversi difendere da un pericolo incombente, in cui non si ha il tempo e il sangue freddo per ragionare sulla propria reazione a un danno certo.
Chi si discosta da questi semplici concetti, non parla con sincerità e vicinanza ai problemi dei cittadini cui chiede il voto.

Il Segretario Nazionale
Gr.Uff. Benito Risca

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