CORTE COSTITUZIONALE E PENSIONI BOCCIATURA INATTESA

CORTE COSTITUZIONALE E PENSIONI BOCCIATURA INATTESA
Di Laura Turriziani

Tanto tuonò…che non piovve! Solo una doccia inattesa, ma gelata, quella che ha provocato la sentenza della Corte Costituzionale, che il 25 ottobre ha respinto le questioni di legittimità sollevate da tribunali e sezioni giurisdizionali della Corte dei Conti sul cosiddetto Decreto Poletti (il n. 35/2015), varato dal Governo Renzi dopo la sentenza 70/2015 con la quale la stessa Consulta aveva bocciato le norme del Decreto “Salva Italia” di Monti e Fornero. Norme che avevano bloccato per il biennio 2012/13 la perequazione automatica delle pensioni con importo mensile di tre volte superiore al minimo Inps.
Come si ricorderà, il Governo Renzi aveva stabilito una restituzione solo parziale di quanto dovuto. Il 100% solo alle pensioni fino a tre volte il minimo Inps, il 40% a quelle da tre a quattro volte, il 20% a quelle da quattro a cinque volte, il 10% a quelle tra cinque e sei volte e nulla per quelle oltre sei volte il minimo.
Un atto ragionevole, così la Corte Costituzionale ha definito la sua sentenza. Ha infatti ritenuto che, diversamente dalle disposizioni del “Salva Italia”, il modo di agire del Governo Renzi con il suo decreto temporaneo, ha realizzato (testuale) “un bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica”. Dare completa attuazione alla restituzione a tutti gli aventi diritto (che peraltro per sua stessa sentenza prima o poi dovrà avvenire), sarebbe infatti costato allo Stato quasi 40 miliardi.
Dobbiamo dire che non ce lo aspettavamo, e avevamo riposto qualche fondata speranza su un esito positivo della pronuncia, anche se l’importanza della somma da mettere in gioco era obiettivamente notevole.
Ora, alla luce di quanto accaduto, dobbiamo raccogliere le idee per valutare quale sia la strada migliore da intraprendere per giungere comunque a qualche risultato. Perché se non si è potuto ottenere adesso quanto comunque legittimamente spetta a tutti i pensionati, noi vorremmo sapere quand’è che il Governo, o quelli che lo seguiranno, avranno intenzione di dare piena attuazione alla sentenza 70/2015.
Intanto potrebbe pensare a un diverso correttivo per migliorare la situazione dei pensionati svantaggiati, trovando in qualche modo i fondi per allargare la base degli aventi diritto. A quanto pare circola già una voce per cui dal 1° gennaio prossimo dovrebbero aggiornare le pensioni, alzando le minime a 600 euro, e andando avanti per gradi fino ad un certo importo. Tutto correlato alle possibilità di bilancio.
Sarebbe una buona cosa, perché rimettere soldi in circolo farebbe bene anche all’economia generale, e darebbe respiro e aumentata capacità di spesa a questi pensionati, che comunque fanno una enorme fatica ad arrivare a fine mese. Per loro, anche un piccolo aumento può fare la differenza, perché almeno calmerebbe gli animi.
La Segreteria Nazionale

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