ATTENZIONE ALLE TRUFFE. SE AVETE DUBBI CONTATTATE IL SINDACATO. LEGGI NELLA SEZIONE ARTICOLI.

Noi restiamo con i piedi per terra, ma vogliamo giustizia vera!


Dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato le trattenute sulle pensioni volute da Monti nel 2012/13 nel decreto “Salva Italia”, imponendone la restituzione, il Presidente del Consiglio Renzi ha annunciato che ottempererà, anche se nell’immediato si procederà a rendere i soldi sulle pensioni fino a 3.000 €uro.
Noi abbiamo i piedi per terra, e ci rendiamo conto che adesso più di così non si poteva fare, anche perché ci sarebbe sembrato “immorale”, per dirla con le parole del Sottosegretario all’Economia Zanetti, in questo frangente restituire i soldi anche a chi gode di emolumenti alti ed altissimi. Per questi pensionati, in fondo, non cambia nulla nel loro tenore di vita, al contrario di quello che accade per i bassi redditi, dove contano anche gli spiccioli.
C’è però un altro aspetto del problema-pensioni che il Governo dovrebbe prendere subito in esame, quello delle sperequazioni ricorrenti, che hanno determinato una situazione al limite del sostenibile.
I più vecchi e bisognosi pensionati pubblici, ma anche privati, ci scrivono e ci telefonano la loro rabbia, facendo presente come il loro più grosso problema non è tanto la restituzione degli €uro non corrisposti in quel biennio, quanto il mancato aumento reale delle loro pensioni che si verifica anno dopo anno per via del perverso sistema di aggiornamento Istat, che non adegua affatto i vecchi emolumenti a quelli più recenti con pari requisiti. Cosa che ha determinato una forbice sperequativa che arriva anche al 40% rispetto alle pensioni più recenti e al reale aumento del costo della vita. Si può quindi immaginare la tristissima situazione in cui versano i titolari di pensione di reversibilità, già corrisposta all’origine al 60%.
Il gap sperequativo che investe e travolge i cosiddetti “pensionati d’annata”, si è verificato nel tempo perché non è stata realizzata pienamente la normativa della Legge 177/78, che prevedeva di collegare la pensione alla retribuzione, affinché l’adeguatezza non esistesse soltanto al momento del collocamento a riposo, ma anche nel prosieguo del tempo. In conformità di quanto sopra la Consulta ha rivendicato a se stessa il diritto di intervenire tutte le volte che la ragionevole corrispondenza di cui sopra sia vulnerata (vedi Sentenze 42 e 226 del 1993). Gli unici interventi perequativi di un qualche peso sono stati realizzati con le leggi 141/85 e 59/91 del Governo Andreotti. Poi più nulla.
Ma il “vulnus” o danno, purtroppo, si è poi creato in conseguenza di un adeguamento annuo Istat molto inferiore all’aumento reale del costo della vita, per cui i vecchi pensionati di oggi, che un tempo conducevano una vita dignitosa come la Costituzione esige, percepiscono una pensione molto decurtata rispetto ai colleghi con pari requisiti in pensione di recente. Colleghi che però subiranno nel tempo il medesimo destino se il Governo non rimuoverà questi ostacoli e la Corte Costituzionale non interverrà perentoriamente come sarebbe suo dovere.
Gi interessati esprimono anche la loro rabbia verso i pensionati che godono di pensioni alte perché anche loro, parlamentari compresi, sono colpiti dallo stesso incongruo meccanismo perequativo, però risentono poco delle basse rivalutazioni in atto e sono al riparo da qualsiasi inflazione. Il loro tenore di vita rimane più che dignitoso, come prevede l’art. 36 della Costituzione.
A noi poi da particolarmente fastidio che molti ex parlamentari si rifiutano con tutti i mezzi di accettare per se stessi il contributo di solidarietà previsto da questo Governo sulle pensioni da 90.000 €uro in su (peraltro veramente minimo), che ai loro percettori farebbe solo il solletico. E si tratta non solo di parlamentari nazionali, ma anche di quelli regionali e per giunta con pochi anni di contribuzione e di giovane età.
Le cose non possono continuare a rimanere in eterno così, e l’umore generale dei cittadini non è dei più sereni, perché non è possibile che a soffrire più di tutti siano proprio i deboli, quei vecchi pensionati che nel momento del bisogno invece di essere aiutati ad ottenere quello che è giusto, e che ripetiamo la Costituzione impone, si vedono relegati al fondo della scala sociale, alle soglie della povertà se non sprofondati nella miseria. Quelli che questo Sindacato, come da Statuto, è impegnato a difendere contro le ingiustizie sociali.
Il Presidente Renzi ha molte gatte da pelare, ma dovrà affrontare e risolvere primariamente questa; si può anche procedere per gradi, ma l’assurdo problema delle sperequazioni che si ripetono nel tempo deve essere sanato! I Governi precedenti hanno sempre e sistematicamente ignorato di proposito il dettato costituzionale, ma in mezzo a tante riforme, Renzi e i suoi dovranno purtroppo riformare anche il truffaldino meccanismo perequativo Istat, che non perequa un bel niente e aumenta la schiera dei poveri premiando i ricchi.
Al di là di qualche caduta di tono, siamo certi che qualcosa questo Governo finalmente farà per rendere giustizia ai più deboli.

Il Segretario Nazionale
Gr.Uff. Benito Risca

  Iscrizione al Sindacato       Archivio Articoli
Polizia di Stato
Dalle origini della Polizia di Stato alla legge di riforma del 1981, oltre un secolo e mezzo di storia istituzionale degli uomini che hanno vestito il dovere. Dalla prima uniforme del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza del 1852, alle Guardie di Cittá, passando per le due guerre fino all'attuale Polizia di Stato.

continua...

Carbinieri
Il corpo fu creato da Vittorio Emanuele I di Savoia, re di Sardegna, con lo scopo di fornire al Piemonte un corpo di polizia simile a quello francese della Gendarmerie. I compiti di polizia in quel periodo erano svolti dai Dragoni di Sardegna, corpo creato nel 1726 e composto da volontari, mentre parallelamente andava sviluppandosi il progetto di un apposito Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza.

continua...

Polizia Penitenziaria
Il Corpo di Polizia Penitenziaria è l'erede del Corpo delle Guardie Carcerarie, creato nel 1873, poi riformato nel Corpo degli Agenti di Custodia (1890), ad ordinamento militare. Nel 1922 l'amministrazione passa dall'allora Ministero dell'Interno al Ministero di Grazia e Giustizia. Nel 1990, con la legge n. 395 del 15 dicembre, il Corpo assume la nuova denominazione e viene smilitarizzato, ritornando dal dicastero degli Interni a quello della Giustizia..

continua...

Guardia di Finanza
La Guardia di Finanza è il corpo più antico dello Stato, che troviamo giá nel Regno di Sardegna e che trae le sue origini dalla legione truppe leggere (1774) così come testimoniato dal decreto di nomina di Gabriel Pictet come primo comandante il 5 ottobre 1774 da parte di Vittorio Amedeo III di Savoia. Il reparto di fanteria leggera dell'esercito sabaudo con compito accessorio del presidio delle frontiere, viene sciolto con la creazione delle repubbliche filonapoleoniche del nord Italia, ricostituito sotto il nome di legione reale leggera e sciolto definitivamente nel 1821.

continua...

Corpo Forestale dello Stato
Il Corpo Forestale dello Stato nacque il 15 ottobre del 1822 su istituzione del re di Sardegna Carlo Felice di Savoia, allora si chiamava "Amministrazione forestale per la custodia e la tutela dei boschi". Durante il fascismo, nel 1926, il corpo, chiamato allora "Corpo Reale delle Foreste", viene soppresso e nasce la "Milizia Nazionale Forestale"..

continua...